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Si è chiuso ieri il Vinitaly 2022 tenutosi a Verona e che ha visto dopo 2 anni di pandemia un ritorno aperto a tutti. Un’edizione quanto mai fortemente “straniera” con un’incidenza di presenze estere pari al 28% delle presenze totali. Secondo fonti ufficiali di Veronafiere ben 88mila gli operatori totali accorsi al Vinitaly che per la prima volta anticipa l’altra grande Fiera Internazionale del vino: il Prowein di Dusseldorf.

Sarebbe potuta essere più ampia la platea estera se non ci fosse stato l’impedimento da parte asiatica dovuta al nuovo lockdown di Cina e Giappone che non hanno permesso lo sbarco in Italia. A fare da padrone gli operatori americani che precedono di poco i tedeschi sempre attratti dal vino italiano e con il mercato della Germania sempre molto interessanti per le aziende vinicole.

Molto bene gli arrivi dal Regno Unito mentre il Canada si piazza al quarto posto. Il mercato dell’export rimane imprescindibile e deve continuare ad essere il focus del business per le aziende del vino, con gli Stati Uniti che crescono come quota export. Soddisfatti i tanti espositori con l’impressione di una edizione, la cinquantaquattresima più che mai incentrata per gli operatori e per favorire il business e gli incontri d’affari.

A preoccupare tuttavia le cantine i continui rincari delle materie prime, praticamente raddoppiati per alcune categorie ma soprattutto l’incertezza degli approvvigionamenti non sempre dovuti alla guerra in Ucraina. Sia per il materiale secco (carta e cartone) che per le il vetro piuttosto che per tappi e capsule rincari di oltre il 50% in un anno con una tendenza al rialzo che continua a preoccupare anche dovuta al fatto che i listini fatti dai produttori stessi sono annuali e difficilmente modificabili.

Il problema degli aumenti preoccupa soprattutto per i contratti siglati con la grande distribuzione organizzata molto restia nel riconoscere gli aumenti ai produttori stessi. “Il vero problema” dice una produttrice abruzzese, “è che non siamo minimamente tutelati dal Governo e subiamo aumenti continui che vanno a minare la solidità aziendale. Il Governo e le Istituzioni sono completamente assenti”.

In effetti a pagare di più le conseguenze del periodo congiunturale sembrano proprio i produttori più piccoli. La preoccupazione tra le aziende resta lo scenario internazionale con molte aziende che vantavano quote importanti verso la Russia e che con le sanzioni si vedono ora calare anche oltre del 10/15% il proprio mercato estero.

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